Meno di un minuto. Alla fine vedi subito se ha senso parlarne con Alessandro.
Meglio dirlo subito, così non perdi undici minuti.
Ti svegli e la testa parte. Non su un problema vero: su tutto e su niente. E resti lì, accanto a una persona che dorme e a cui non sai come dirlo.
Il weekend finisce e invece del dispiacere senti quasi sollievo, perché almeno domani sai cosa fare. Da quanto il lavoro è il posto dove ti nascondi?
Firmi, festeggi, ricevi i complimenti. E la sera stessa, tornando a casa, ti sorprende una domanda a cui non eri preparato: tutto qui?
Quella faccia è la tua, ma più stanca. E una voce piccola dice: non può essere solo questo.
Un imprenditore su tre si sente cronicamente solo. Quasi la metà ha pensato di mollare tutto. Non per i numeri: per il peso.
Non sei ingrato e non sei rotto. È un fenomeno reale, e colpisce proprio chi ha vinto.
In una vita intera hai imparato una sola strategia, la stessa che ti ha fatto vincere: quando senti un disagio, lo riempi.
Dopo un traguardo, una domenica sera, alle quattro del mattino.
Un obiettivo nuovo, un'acquisizione, più lavoro, più grande.
Tre mesi di spinta, poi il vuoto ritorna. E ogni giro è più veloce.
Ti hanno insegnato che quando qualcosa manca, la risposta è aggiungere. Così hai aggiunto per trent'anni, e ti ritrovi con il fuori pieno e il dentro svuotato.
Non è colpa tua: hai applicato bene la strategia sbagliata. Stai cercando fuori la risposta a una domanda che viene da dentro.
L'esterno è il riflesso dell'interno. Sempre. Anche in azienda: le decisioni confuse, la delega che non parte, i rapporti che si logorano sono il fuori che rispecchia il dentro.
E no, non devi mollare tutto e andare in India. Alessandro ci è andato, e ti dice che non serve: il lavoro si fa dentro la tua vita di adesso.
Fatturato, ruolo, cosa ti pesa di più. Tutto qui.
Nessuno ti carica per una settimana per poi lasciarti tornare esattamente dov'eri.
Nessuna promessa magica. L'interiorità si tratta con la stessa serietà con cui tratti un bilancio.
Nessun upsell infinito, nessun venditore che ti richiama sette volte.
Ti rimetti sulla ruota e riempi: il prossimo obiettivo, il prossimo trimestre. Tre mesi di spinta, e il vuoto che torna un po' più largo. Tra un anno sei qui, con un anno in meno.
Rispondi a tre domande. La chiamano crisi di mezza età: Alessandro la chiama la prima volta che ti chiedi cosa vuoi davvero tu. Non è un crollo, è una porta.
È la frase che dice la ruota quando gira. Il test dura meno di un minuto. La conversazione, se arriverà, è una sola e riservata.
No. Il lavoro si fa dentro la tua vita di adesso, sulla tua azienda e sulla tua famiglia, non lontano da loro.
No. Non è terapia, non è motivazione e non è new age. È un percorso individuale con chi ha fatto il tuo stesso mestiere per vent'anni.
Sì, se hai un peso vero sulle spalle. Alessandro lavora anche con dirigenti e manager che rispondono dei risultati di una struttura.
Vedi subito il tuo risultato. Se ha senso, prenoti una conversazione riservata, uno a uno, con Alessandro. Se non ha senso, te lo diciamo e finisce lì.
Sì. Nessuna aula da cento persone, nessun coro motivazionale, nessuno verrà a sapere che hai fatto questo test.
Rispondi a tre domande: cosa fai, quanto fattura la realtà che guidi, cosa ti pesa di più.
Vedi subito il tuo risultato e dove il riempimento ti sta costando di più.
Se ha senso, prenoti una conversazione riservata, uno a uno, con Alessandro.
Se cerchi la carica del lunedì mattina, non fa per te.
P.S. La ruota può aspettare un minuto. Tu, forse, no. Ogni anno che passa il vuoto non si riduce: si allarga.
P.P.S. Le cene con gli occhi spenti, le domeniche col sollievo sbagliato, i racconti dei figli sentiti a metà: quelli non tornano indietro. Nessuna exit li ricompra.